Se amate gli uomini moralmente discutibili, le donne forti e le corporate vibes fatte come si deve, Kane potrebbe diventare il vostro prossimo problema letterario.
Una delle cose che ho apprezzato di più di questo libro è sicuramente la sua atmosfera aziendale. Tutto il sistema corporate e tecnologico viene raccontato in maniera molto dettagliata, rendendo l’ambiente credibile, concreto e decisamente diverso dai soliti scenari che troviamo nei romance.
Kane è un personaggio decisamente morally grey: calcolatore, strategico e sempre attento a proteggere prima di tutto i propri interessi e quelli della sua azienda. Non è il classico protagonista che cerca di sembrare migliore di quello che è e, proprio per questo, la sua ambiguità lo rende ancora più interessante.
L’uso frequente del gergo tecnico — grazie, Vicktor — in alcuni passaggi rischia di far perdere un po’ il filo, soprattutto se non si ha familiarità con il mondo tech. Allo stesso tempo, però, è proprio questa precisione a rendere il sistema aziendale e tecnologico così realistico. Senza quelle spiegazioni, il romanzo perderebbe una parte fondamentale della propria identità e della propria credibilità.
Mi è piaciuta molto anche la caratterizzazione di Giada. È una donna forte, indipendente e perfettamente capace di affrontare il mondo da sola, ma davanti a Kane tutte le sue certezze iniziano a vacillare. Il contrasto tra la sua sicurezza e l’effetto che lui riesce ad avere su di lei crea una tensione che funziona davvero bene.
Ho apprezzato, inoltre, il ritorno di alcuni personaggi già incontrati nel primo volume della The Sin Code Series. Ritrovarli è stato un po’ come rivedere dei vecchi amici che tornano proprio nel momento del bisogno, creando continuità tra i libri e rendendo ancora più piacevole immergersi nuovamente in questo mondo.
Kane è quindi un romance dalle atmosfere aziendali e tecnologiche, con un protagonista moralmente discutibile, una donna forte e una tensione capace di mettere in crisi anche le certezze più solide.